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REED TURCHI NOVEMBRE Onda Sonora

Cresciuto nella Swannanoa Valley (Carolina del Nord) Reed Turchi in tenera età si avvicina alla musica suonando dapprima il piano e concentrandosi sul boogie woogie e sui tipici stili di New Orleans, in un secondo momento rimarrà invece folgorato dal suono della chitarra slide. Mentre si dedica allo studio dell`Hill Country Blues (nello stile che ha contraddistinto artisti del calibro di RL Burnside, Junior Kimbrough e Mississippi Fred McDowell) fonda il trio blues-rock Turchi e nel 2012 esordisce nel mercato discografico con l`album Road Ends in Water in cui appare come ospite d`eccezione in tre brani il chitarrista Luther Dickinson. Nel 2013, mentre è impegnato in tour, pubblica l`album Live in Lafayette ottenendo ottimi riscontri dalla critica Da lì ad includere l`Europa e l`Italia nelle date del tour il passo è breve, nello stesso anno pubblicherà My Time Ain’t Now mentre a Giugno 2014 Can not Bury Your Past (in cui al trio si aggiungono anche tastiere, organo e sassofono). Sempre nel 2014 nasce la collaborazione con il chitarrista italiano Adriano Viterbini grazie alla quale darà i natali all’album Scrapyard. Approdato a Memphis il nostro si immerge nelle sonorità soul e blues della regione e imbocca la carriera solista. Iniziato da Viterbini alla musica Tuareg inizia a scrivere canzoni combinando sonorità che vanno dal tipico Stax-sound al blues del Sahara dando così vita a Marzo 2016 all’album Speaking in Shadows. Ed eccoci al 2017 : nel suo concerto ad Angri presenterà il suo nuovissimo album Tallahatchie (dal nome della contea dello Stato del Mississippi e punto di riferimento in Ode To Billie Joe di Bobbie Gentry […] And me, I spend a lot of time pickin` flowers up on Choctaw Ridge/And drop them into the muddy water off the Tallahatchie Bridge […]). Undici blues “semplici” e crudi (o raw come direbbero nella terra natia) al contempo in cui la parola d’ordine è: ritorno alle origini ovvero voce, chitarra acustica, slide, una sedia di legno e il piede a dare il ritmo. Niente di più, nessun artificio da studio di registrazione. Ci troviamo davanti a dei classici del North Mississippi Hill Country rivisitati dal nostro secondo lo spirito minimalista degli originali. L’album si apre con la sobria Let it Roll caratterizzata dalla voce sommessa di Turchi, slide e un lieve battito di piede, il cambio di ritmo è dietro l’angolo con Poor Black Mattie (uno dei brani più apprezzati di RL Burnside) con il suo classico stile ipnotico, ciondolante. Rimanendo dalle parti di Burnside Turchi ci propone anche Like a Bird Without a Feather e Long Haired Doney, quest’ultima con il suo caratterizzante riff ossessivo. Ecco arrivare il momento dell’altro capostipite dell`Hill Country Blues: Mississippi Fred McDowell con Write Me a Few Lines (come non riconoscerla subito al primo accenno di slide ?) e l’altro suo capolavoro You Got to Move in cui il nostro per quanto è possibile lavora di sottrazione rendendola spoglia e affascinante al tempo stesso. Si torna a Burnside con Jumper on the Line, Skinny Woman e Goin Down South. Segue, nella versione slide qui proposta, uno dei brani tradizionali per eccellenza, l’hammer song John Henry, brano dedicato all’eroe del folklore operaio e afro-americano, e qui la memoria non può che andare a uno dei più importanti esponenti della musica blues: Lead Belly. In chiusura invece non poteva mancare l’ottimo omaggio, tutto acustico rispetto all’elettrica versione originale, ai North Mississippi Allstars con Mississippi Bollweevil (Boll Weevil è il titolo originale di questa traditional blues song). Un disco dalle “scarne” sonorità; non abbiate fretta e riascoltate ponendovi nella giusta predisposizione e sarete certamente trasportati in una minuscola pensioncina, all’interno di in una stanza disadorna dove su una sedia c’è un uomo con una chitarra, un microfono e un registratore. Buon concerto. ________________________________________________________________________________________________________________________________ OPEN ACT. MANCO - h.21.30 Manco potrebbe essere un rocker, forse un bluesman, ma sicuramente è un cantautore. "Ok...il momento è giusto" è il suo primo album autoprodotto (2013 Cognome e nome d’arte di Antonio Manco, nato agli sgoccioli degli ’80, cantautore e chitarrista della scena partenopea, sospeso tra la melodica forma-canzone nostrana e le sonorità filoamericane. “Ok... il momento è giusto”, uscito nel 2013, è il suo primo album, completamente autoprodotto. Il disco, che si è avvalso della produzione artistica di Giuseppe Spinelli, è stato presentato alla Casa della Musica durante la X edizione del DiscoDays. Dopo più di due anni intensi, tra concerti, opening e concorsi fuori e dentro la Campania, e una lunga pausa di studio, ricerca e lavoro compositivo, Manco è rientrato in studio, nuovamente sotto la produzione artistica di Giuseppe Spinelli. Manco è stato finalista al Rock Targato Italia e al Festival della Canzone d’Autore “Ugo Calise”, oltre che semifinalista al Premio Pierangelo Bertoli. Inoltre ha avuto l’opportunità di calcare palchi prestigiosi come quello del Teatro Trianon di Napoli, e di aprire i concerti di artisti di rilievo come Riccardo Sinigallia alla VII Edizione del Rockalvi Festival e de I RIO.

 

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