Il Sud d’Italia, la Campania e il Blues

La musica Blues potrebbe apparire una musica molto lontana dalla nostra tradizione. Noi abbiamo sempre voluto sottolineare questa sorta di fratellanza, di continuità emozionale e di sentire comune che unisce le donne e gli uomini che abitano i “Sud del Mondo”. I parallelismi tra la culla del Blues –  il sud degli Stati Uniti con il nostro Sud d’ Italia che per convenzione si dice inizi dopo il fiume Garigliano sono tanti.

Pur nelle differenze storiche e culturali entrambi sono “terre di lavoro” e di sofferenza, di fatica nei campi e di ingiustizie, di sconfitte e schiavitù, di sangue e di sudore. Terre di superstizioni e  magia , legate profondamente alla terra ,come lo erano ancestralmente gli schiavi africani  deportati negli Stati Uniti che dettero vita al Blues unendo il ricordo della tradizione armonica e musicale Africana alla linea melodica occidentale che ascoltavano nel nuovo continente.

Non è un caso che il Wall Street Journal definisca “la pizzica” come il Blues contemporaneo. Certe coazioni a ripetere e certe atmosfere malinconiche proprie della nostra musica popolare del Sud sono le stesse che si ascoltano in certi canti Blues che in fondo nasce come musica popolare e rurale.

Da sempre stati convinti che la nostra sia la regione più “Blues” d’Italia , per una fortissima affinità.

Le contraddizioni e le difficoltà oggettive di vita, l’amore inteso come sofferenza sono un tema ricorrente di entrambe le culture. Per esprimere la “malinconia per qualcosa che non si è vissuto” o “nostalgia del futuro, nella lingua napoletana (che è la lingua comune a tutto il sud pur nelle varie accezioni dialettali) esiste un termine “Appocundria”, che racchiude in parte questo senso di profonda malinconia dell’anima che è tanto simile al “Blue feeling” dal quale deriva poi il termine “Blues” che indica questo misto di tristezza e malinconia di cui non sempre si riesce a spiegare il motivo preciso.

Appocundria me scoppia ogne minuto ‘mpietto pecché passanno forte haje sconcecato ‘o lietto ,appocundria ‘e chi è sazio e dice ca è diuno, appocundria ‘e nisciuno… Appocundria ‘e nisciuno.”

(Pino Daniele)

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